Il Parco Storico di Monte Sole si estende sull’Appennino a sud di Bologna, incuneato tra il Reno e il suo affluente, il fiume Setta. Una bella area, dove, dalle numerose vette situate tra i 500 e gli 800 metri d’altezza, si spalancano panorami dolci e inaspettati. Coperto da boschi di castagni, lecci, carpini e roverelle, oltre ad alcune faggete, tra i vari versanti si snodano numerosi percorsi, mai troppo difficili e sempre interessanti. Il Parco Storico di Monte Sole è adatto a tutti. Chi ama la natura, la geologia, persino l’archeologia troverà percorsi per sé. In questa zona, infatti, sorgeva una delle più importanti città etrusche, Kainua, le cui vestigia sono ben conservate. La memoria, però, è la principale protagonista del Parco Storico di Monte Sole. Questi monti, infatti, sono intrisi del sangue dell’eccidio di Marzabotto.
La storia
Nell’autunno del 1944 le truppe alleate premevano sul fronte appenninico della Linea Gotica, nel tentativo di sfondare in Pianura Padana, prima dell’arrivo dell’inverno. La strategia difensiva tedesca, tuttavia, fu ottima, e la Wehrmacht riuscì a bloccare l’avanzata Alleata tra le asperità appenniniche. Per i tedeschi, però, il vero problema erano le frequenti incursioni dei partigiani della brigata “Stella Rossa”, i quali godevano di un ampio sostegno da parte degli abitanti della zona. Fu così che il federmaresciallo Kesserling ordinò di colpire direttamente la popolazione civile. Tra il 29 settembre e il 5 ottobre, quindi, in una serie di rappresaglie guidate dal maggiore Walter Reder, i tedeschi arrivarono a uccidere 770 civili, quasi tutti donne, bambini, anziani e religiosi. Le violenze si attenuarono, ma l’occupazione continuò fino all’aprile del 1945, nella sua drammaticità. Si calcola che, nell’area, in totale furono oltre 1800 i civili uccisi.

Il Parco Storico di Monte Sole
Il parco storico di Monte Sole, quindi, nacque nel 1989 con l’interno di conservare la memoria di quei giorni sconvolgenti. La sua particolarità, tuttavia, non è solo quella di essere un museo, ma è anche una vera area protetta, dove flora e fauna prosperano in sicurezza. Monte Sole è dunque una grande area trekking attrezzata, con innumerevoli sentieri che si inerpicano in mezzo alla natura. Molti di questi conducono, tuttavia, ai luoghi dell’eccidio, dove ancora si conservano le tracce vivide di quegli avvenimenti. Come il rudere della chiesa di Casaglia, distrutta a colpi di bombe a mano mentre all’interno vi si trovavano numerosi civili. Oppure quelli della chiesa e del borgo di San Martino, o dell’antica casa comunale di Caprara di Sotto. Ovunque, inoltre, si scorgono i resti dei rifugi costruiti dai partigiani, dagli abitanti di queste montagne e le postazioni delle artiglierie tedesche.
Dopo la guerra, la zona del Monte Sole si spopolò. Gli abitanti fuggirono dalla povertà e dal dolore, abbandonando queste montagne, che ancora oggi si presentano come nel 1945. La ricostruzione, infatti, qui non è mai avvenuta, con la natura che si è riappropriata di molti campi coltivati abbandonati. Il silenzio, quindi, è divenuto il tratto distintivo di queste montagne. Non a caso Giorgio Morandi volle trascorrere qui i suoi ultimi anni di vita. Molti dei percorsi studiati dell’Ente parco esplorarono proprio questo silenzio fautore di riflessioni. Vi è il percorso Morandi, quindi, che parte dalla sua piccola abitazione e passa tra i fienili da lui dipinti; oppure quello dedicato ai pellegrini medievali diretti al santuario di Montovolo. Senza contare anche i numerosi percorsi naturalistici, sulle tracce degli animali selvatici che qui hanno potuto prosperare grazie al diradarsi della presenza umana.

Marzabotto, il sacrario e Kainua
Il parco si estende tra i tre comuni colpiti dall’eccidio, ovvero Vergato, Grizzana Morandi e Marzabotto, ma quest’ultimo fu quello più devastato. La strage ha preso il suo nome e qui, poco dopo la fine della guerra, fu costruito il memoriale delle vittima, nella cripta della chiesa cittadina. Alle pareti i nomi dei morti sono così fitti che paiono infiniti, e il silenzio è tale che ci si ferma per forza a riflettere, a chiedersi inutilmente perché quelle violenze sono accadute, perché l’essere umano si piega all’odio con tale facilità. Perché persone normali, vessati dalla tensione della guerra, arrivino a trasformarsi in spietati assassini senza rimorsi. Domande a cui non è possibile dare risposta, ma che in quel memoriale risuonano veementi e disperate. Uscendo dal memoriale, osservando il traffico sonnacchioso del paese, si torna ad apprezzare la caotica ma pacifica vita dei nostri tempi.

E così, grazie a questa duratura pace, possiamo scoprire l’altra grande memoria di Marzabotto, quella del popolo etrusco. A breve distanza dal centro del paese, infatti, si trovano i resti della città etrusca di Kainua, uno dei più importanti ritrovamenti archeologici mai fatti in Italia. Nascosti nel bosco, ma ben protetti e conservati, si mantengono le fondamenta di questa antica città. Templi, mura, necropoli, case e persino l’acropoli, tanto si è conservato dal passato, e anche un non esperto riesce a immaginarsi l’aspetto che doveva avere Kainua. I numerosi reperti rinvenuti si conservano nel vicino museo, che si dunque può ben vantare di avere una delle collezioni di etruscologia più complete al mondo. Un piccolo museo, a cui si accede con appena 3€, ma che non può non affascinare chiunque lo visiti.